Salviamo il Lago D'Idro  
 
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La problematica dell'utilizzo delle acque invasate nel lago d'Idro, con particolare riferimento alle variazioni del livello in lago e del mancato deflusso in alveo nel fiume Chiese, fu portata, nel 1992, all'attenzione dell'Autorità di bacino da parte del Ministero dei Lavori Pubblici, chiamato ad assentire alle richieste di nuova concessione per uso irriguo delle acque invasate.

Veniva richiesto di definire l'insieme delle regole che dovevano presiedere all'utilizzo della risorsa idrica del bacino, con le finalità prioritarie di conseguire la razionalizzazione dell'uso dell'acqua e il recupero e la valorizzazione delle caratteristiche naturalistiche ed ambientali del lago d'Idro e del fiume Chiese.

A tale scopo la Segreteria Tecnica, con il concorso dei Ministeri dei Lavori Pubblici e dell'Ambiente, della Regione Lombardia e della Provincia Autonoma di Trento, sentiti i soggetti interessati, doveva entro un anno predisporre:

- un programma operativo per la gestione dell'opera di regolazione del lago d'Idro, in relazione anche al coordinamento dell'esercizio degli impianti idroelettrici dell'Alto Chiese;
- la definizione delle portate minime vitali da rilasciare in corrispondenza delle derivazioni irrigue nel tratto sublacuale interessato;
- la sperimentazione dello stesso programma per un opportuno periodo al fine di tarare ed affinare le indicazioni stabilite.

La questione, che si trascinava da tempo tra i soggetti interessati (consorzi irrigui, ENEL, Comunità montana e rivierasche, associazioni ambientaliste), si rivelò, in mancanza di una chiara regola di gestione, da subito di grande complessità. Da una parte vi era la richiesta di mantenere l'utilizzo delle acque del lago a fini idroelettrici nell'alto bacino e, a fini irrigui, nella pianura bresciana e alto mantovana e, dall'altro di contemperare le esigenze di valorizzazione a fini turistici e ricreativi dell'intera area.

In particolare nel lago si verificavano nel periodo irriguo estivo forti oscillazioni del livello (fino a 7 metri!), con conseguenti impedimenti e limitazioni alla sua fruizione mentre, nel fiume Chiese, nel periodo corrispondente per un tratto di 20 Km c. a valle delle derivazioni irrigue, l'alveo era all'asciutta.

Per il raggiungimento degli obiettivi prefissati sono stati istituiti due Comitati, uno di Sperimentazione, che vede presenti le Amministrazioni e gli Enti interessati (Min. LL. PP., Min. Ambiente, Autorità di bacino, Magistrato per il Po, Provv. OO.PP., Reg. Lombardia, Prov. di Brescia, Prov. di Trento, Ufficio Idrografico e altri) e l'altro in rappresentanza degli utenti del sistema (Cons. di bonifica, ENEL, Comunità montana, Associazioni, ect.). Al primo è stato demandato il compito di individuare una norma operativa contenente le specifiche tecniche sui rilasci più adeguati, da approvare con apposita delibera del Comitato Istituzionale, mentre al secondo è stata riconosciuta la funzione di segnalazione delle esigenze dei vari comparti interessati, oggetto d'approfondimento per la formulazione nella norma di regolazione delle acque del lago.

Con delibera 9/93 del Comitato Istituzionale veniva approvata una norma tecnica che prevedeva, tra l'altro:

. l'escursione massima consentita delle acque del lago in 3.25 m, fissandone il periodo, le quote massime e minime decadali e assolute;
· le corrispondenti portate suddivise in quattro periodi, di cui quello irriguo è suddiviso in decadi con portate differenti;
· l'avvio di una sperimentazione triennale, sotto controllo del Comitato di sperimentazione, per la verifica della norma, a seguito della quale procedere ad una sua ufficializzazione definitiva;
· la stesura di un protocollo d'intesa con l'ENEL, di cui occorreva modificare la gestione nei rilasci dai propri invasi in alto Chiese;
· la realizzazione di un sistema di misure delle portate in tutto il sistema;
· il mantenimento, a valle delle derivazioni irrigue, di una portata minima di deflusso vitale sul fiume Chiese, fissata in 2.2 mc/s.

La soluzione individuata stravolgeva l'antico sistema di utilizzi, mettendo in rilievo per la prima volta la necessità di contemperare i diversi usi, riconoscendo alla fruizione ambientale e ai problemi presenti nell'ecosistema del lago e del fiume un ruolo fino ad allora ignorato.

La partenza della sperimentazione è avvenuta soltanto nel luglio 1996, per sopravvenuti impedimenti di carattere strutturale. L'individuazione di una possibile movimentazione di una frana al piede della traversa, e in particolare la messa fuori esercizio per cedimenti strutturali di una galleria di svaso nel 1993, rese, infatti, necessaria la limitazione all'uso delle acque del lago - che perdura tuttora a galleria riparata -, con conseguente riproposizione della norma.

Soltanto nell'aprile del 1996, con la deliberazione 14/96, che ha modificato la curva di regolazione, in ragione dei suesposti motivi e con la firma del protocollo d'intesa con l'ENEL, si è potuto dare inizio alla sperimentazione vera e propria della norma.

A due anni dalla sua applicazione, su cui vigila un commissariato per la sperimentazione, oggi si riscontra:

· il mantenimento dei livelli in fasce accettabili per la fruizione del lago;
· una più razionale utilizzazione delle acque ad uso irriguo;
· il deflusso minimo costante vitale sul fiume Chiese, per consentire il ristabilirsi di condizioni minime per la vita acquatica;
· una concertazione più attenta degli utilizzi della risorsa fra i differenti utenti.

A luglio 1998 si avvierà l'ultimo anno della sperimentazione. Nel frattempo il Comitato di sperimentazione conta di avviare tutte le iniziative occorrenti per la realizzazione di quanto previsto dalla deliberazione, in vista di una possibile ufficializzazione della norma testata, la cui gestione dovrà essere affidata ad un Ente di regolazione, appositamente incaricato.

Dei risultati della sperimentazione si dovrà, infine, tener conto nel rinnovo e nella richiesta delle derivazioni d'acqua dal lago che, alla luce dell'individuazione del bilancio della risorsa idrica coinvolta, dovranno essere razionalizzati secondo criteri di compatibilità complessiva per tutto il sistema dei volumi rilasciati.